domenica, maggio 13, 2012

Plaza de Islandia: un año después

He pasado unas horas en buena compañía en la Plaza de España. He respirado un aire que sigue fresco después de un año exacto (o casi) de pacífica reivindicación ciudadana. He sonreído, escuchado y me he preocupado un poco por los demás. Lo de siempre. 
La hipotética carga policial hubiera sido la última gota de un vaso lleno de un líquido PP balear al punto de desbordarse: por el empuje regionalista (últimamente próximo al tradicional nacionalismo de centro-derecha), por las discutibles aventuras económico-comerciales del President y por el recelo de sus colegas. "Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio" ...
Quiero reconocer la buena predisposición de los compañeros policías a evitar el conflicto, lamento quizás alguna actuación aislada, sin embargo todo bajo control.



© stella di satana, Posted by Picasa



Me llevo alguna decepción, por confirmar que muchos que aman reunirse para protestar, luego no se atreven a involucrarse en algo que construya la alternativa. Por ingenuidad, por falta d preparación y - en algunos casos - por la misma pereza cristalizada en la famosa cita atribuida de Martin Luther King (el famoso "escandaloso silencio").
¿Donde estarán todas aquellas personas indignadas por la operación "Plomo fundido1" que se manifestaron hace años en la mismísima Plaza de Islandia? ¡Yo no los veo en las reuniones de Taula per Palestina!
Si porqué esta noche nos hemos quedado a gusto por haber protestado. Algún inútil también por haber insultado inútilmente a un policía (un trabajador). ¿Pero mañana quien se apunta a construir algo? ¿Alguien del 15M vendrá conmigo a conocer las condiciones de vida de los habitantes de los Pullmans de Cala Major?






1 Incluso me cuesta de pensar que alguien pueda darle un nombre (es decir atribuirle algo pensado por un hombre) a una vergüenza para la Humanidad como esta agresión militar que ha devastado miles de vidas humanas y mutilado el sueño de unos niños preciosos.


۞ stella di satana




mercoledì, marzo 09, 2011

¡Ojalá existiera el racismo!


© stella di satana, Posted by Picasa


¡Ojalá existiera el racismo! Un incipit polémico pero con un significado. ¡Ojalá existiera el racismo: sería mucho más fácil luchar contra el racismo que contra la enorme ignorancia que nos rodea y que arraiga en nosotros. Si: en nosotros también.
Luchar contra un manipulo de encapuchados de blanco sería mucho más fácil que seguir aguantando titulares como "norteafricano atraca una tienda" o similares joyas de este tipo.
Pero la criatura mitológica que más me irrita es la del "sudamericano". ¿De qué país procede un sudamericano? Y todos estos sudamericanos que se emborrachan y ponen la música a todo volumen? ¿Viven en una nación homogénea que se llama Sudamerilandia? ¿Tienen las mismas raíces, la misma cultura?
Señores: los "sudamericanos" son un producto inventado para vuestras retrogadas charlas en barberías y peluquerías. Os traigo la palabra del Señor o de Zaratustra: el "sudamericano" no existe.

Las bandas de latinos o de latinos-rumenos existen por el 90% solo en vuestras cabezas y en vuestros periodicos pequeño-burgueses, ya que los burgueses - los que han sustituido la nobleza, para que nos entendamos - en sus barcos no leen similar papel sucio.

El 10% de las temidas bandas multirraciales (muy recomendable ver uno de los últimos episodios de 'Family guy' que ironiza sobre este tema ...) son el produto de una sociedad que consiente llenar pisos pateras con familias de 10 personas en la que el más rico gana 600 Euros en un mes. En negro, claro.
Una vez más: todos somos culpables.

venerdì, ottobre 16, 2009

God bless the gypsies





Ancora una volta mi ritrovo ad apprezzare i costumi dei gitani, ma occorre a questo punto una premessa. In Spagna si è posto di moda un 'genere' televisivo: quello degli pseudodocumentari girati in situazioni e contesti di povertà meteriale e miseria culturale. All'interno dell'anticonvenzionale "Intermedio" del Gran Wyoming presentavano una parodia del genere giustamente intitolata "Pordioseros".


Ad ogni modo, in uno di questi programmi veniva intervistata una giovane madre gitana, cui era stato assegnato un appartamento, grazie ad uno di quei programmi di inserimento sociale dei gitani ... bla, bla, bla ...


Il dato piú sconvolgente era questa sorta di "imborghesimento intellettuale" cui veniva sottoposta attraverso la pressione sociale: cioè le veniva insegnato quale doveva essere una vita "giusta", con un lavoro, una casa "normale", degli orari normali, dei modelli educativi convenzionali etc ... Ho avuto l'impressione indiretta che le venissero trasmessi tutti quei desideri tipo "voglio quello che hanno i ricchi", quelli che se lo sono meritato ... Non sarò io a mettere in discussione il sistema di insegnamento universale, né il fatto che ci debbano essere delle regole che tutti devono rispettare: lo Stato è lo Stato, ci mancherebbe ... quello che forse mi sembra di osservare è la mancanza di un coinvolgimento reale delle culture diverse nell'elaborazione del modello di insegnamento.


In poche parole quello che mi sorprendeva era il livello di assuefazione che aveva raggiunto la gitana "socialmente inserita". Le veniva chiesto cosa provava vivendo in un appartamento e non in un villaggio gitano, cosa pensava della scuola, etc ... Il che era sintomatico del livello di inserimento sociale presunto di questa persona. Però c'era un limite insuperabile: le hanno infatti chiesto "Cosa ti manca della tua vita passata?". La risposta, disarmantemente sincera è stata: la vita in famiglia. È cosí. Per quanti limiti, difetti e carenze possa avere l'organizzazione sociale dei gitani, all'intervistata mancava proprio una delle cose piú preziose che si coltivano in famiglia e che la vita "urbana" non può garantire: vivere tutti assieme: nonni, zii, cugini e fratelli .. tutti nello stesso posto, le discussioni davanti al focolare, improvvisto in strada ... la famiglia su piú livelli, bambini che giocano e si confrontano con bambini, no figli costretti a relazionarsi con gli adulti, chiusi dentro ai 4 muri dell'appartamento (ottima localizzazione, con molti servizi, parcheggio e pochi vicini ...) di città, nella desolazione che guizza fuori dal volto di un papà stanco, "liberato" per un'ora al giorno - dopo un ottavo della propria vita pressoché regalato al datore di lavoro - da trascorrere con i figli. Che discorsi può fare un padre o una madre che hanno lavorato per 8 ore arricchendo qualcun altro ad un bambino? Stanchi, e con l'unico desiderio di andare a dormire e sognando il prossimo "ponte" per una stressantissima gita fuoriporta?
Non pensiate che i gitani siano gli 'zingari' italiani. Lo sono e non lo sono. Un'affermazione sconvolgente o incomprensibile? Se volete, ne parliamo assieme.


Dio - se proprio ci dovesse essere - benedica i gitani.
۞ stella di satana

venerdì, marzo 14, 2008

Il peso di mille lacrime


© stella di satana, Posted by Picasa

Un dovuto aggiornamento per i miei fans : ho finalmente raggiunto il cuore di uno dei luoghi piú pregevoli del Mondo : il Mediterraneo.

A parte ciò, oggi ho letto i versi di Milky Avenue dei http://www.myspace.com/satelliteparty. Superati i trent'anni (ma Perry ne ha piú di 40!!!) , il nostro sguardo verso il futuro assume toni foschi, grigi, si nota l'approssiamarsi del baratro che solo dieci anni fa ci appariva come un incubo lontano avvolto nella nebbia di un irriverente disinteresse.

Oggi invce ho letto e riletto quelle parole, il mio sguardo si è soffermato impotente sulla linea che dice : "I want to get there with you", apparentemente banale ma, ahimé!, terribilmente struggente; mi si è formato un nodo in gola, contengo le lacrime a fatica se penso al vuoto che provocherebbe la scomparsa di una compagna di viaggio preziosa come quella che ho la fortuna di tenere al mio fianco. Il semplice bacio di oggi avrà il peso di mille lacrime ... ma lei non lo saprà.

Mi sovviene il cinismo di quella famosa frase : "Oggi è il primo giorno del resto della tua vita*".... e perché non ricordare il titolo di un bellissimo disco : "Life is peachy".

* Dicono su Yahoo : citazione da "Il ladro di orchidee" e "Jerry Maguire"


Per dovere di cronaca, segue il testo della canzone :

"Oh when I when I die
I want to lay down
A nest a island in the sky
We'll be taken there
We'll run around naked there
It's as pretty as Malibu
Twenty-four hour beats and bars
Hop skip and jump to Mars
Oh oh on my Milky Avenue

I want to get there with you
Tickets first class going real fast
Nestled in a Milky Way
Heaven for us awaits
Baby we'll finally have a view
Twenty-four hour beats and bars
Hop skip and jump to Mars
Oh oh on my Milky Avenue

Well the music is free And so are the highs
All the energy is in full supply
A million miles away where the sky is starry
A million things to do but no one's in a hurry
All the things we dream that never get to happen do here
Oh yes they do here
Nestled in a Milky Way
Heaven for us awaits
Baby we'll finally have a view
Twenty-four hour beats and bars
Hop skip and jump to Mars
Oh oh on my Milky Avenue"



۞ stella di satana

martedì, gennaio 10, 2006

Pensieri fugaci 08


Foto : Casa da Música, Porto (Portogallo)
© stella di satana, Posted by Picasa
Penso spesso all'Astrazione, in generale; altre volte mi soffermo sull'impatto dell'arte astratta (per usare una semplificazione semantica), ripercorro nella mente le parole di Worringer e comprendo che in realtà non si contrappone all'arte figurativa, ma ne continua la ricerca, investigandone i principi. Ne ebbi la consapevolezza nell'osservare i disegni giovanili di Picasso a Barcellona : uno stupendo ritratto del padre, un esercizio grafico sul disegno di una mano.
L'astrazione in sé costituisce un pensiero che ci deve affascinare al di là di un tema specifico; spesso mi abbandono a voli pindarici nelle discussione con persone care circa il pensiero animale, pur senza esserne uno studioso. Mi "batto" affinché anche altre persone riconoscano che alcuni animali posseggono strumenti intellettuali elementari vincolati all'astrazione. Forse non saranno in grado di confrontare un rombo ed un quadrato per enumerarne correttamente (secondo il nostro concetto di "correttezza" geometrica) differenze e similitudini; tuttavia sono profondamente convinto (nessuno mi smuoverà dalla mia posizione) che cani e gatti dominino perfettamente concetti come "centro", "rette parallele" soprattutto per quanto riguarda la loro applicazione ai movimenti. Sapevate che il termine "cercare" deriva dalla pratica dei cani da caccia di formare cerchi sempre piú stretti attorno alla preda fino a raggiungerla? Lo faranno inizialmente seguendo l'olfatto, ma ad un certo punto, acquisiranno l'idea del muoversi verso un centro. Almeno questa è la mia ipotesi.
Come un vecchio processore, l'intelligenza animale "gira" con meno frequenza di un moderno calcolatore, dunque certe operazioni sono fuori dalla loro portata, ma solo per una questione di tempo, non per una diversa organizzazione interna, né per la mancanza di strumenti. Lo strumento è lo stesso, solo che gli umani hanno comprato l'ultimo modello.
Un'esortazione finale : amate e rispettate gli animali.
Quante volte l'astrazione condiziona il nostro comportamento? "Facciamo", "creiamo" e "decidiamo" in base a come abbiamo preventivamente concepito il mondo. Da Platone a Kant, ci tormenta l'incubo di "ricostruire" il mondo.
L'astrazione influenza le scelte umane non solo quando costruiamo un edificio "astratto", ma anche in circostanze quotidiane : un volgare automobilista lancia il pacchetto di sigarette dal finestrino pensando che il paesaggio è pressoché una "cosa che passa", un'entità passeggera, commette dunque un gesto che non può nuocere; i luoghi visti dall'autostrada sembrano macchie in una cartografia ideale. Poi, quando osserviamo rifiuti di ogni tipo e specie al bordo delle strade, iniziamo a "fare la morale".
Ma l'astrazione agisce anche quando in tv o su un cartellone pubblicitario appare il prodotto che tanto desideriamo (o che ci fanno desiderare) ed il suo prezzo. Svaniscono per magia il processo produttivo, le condizioni di lavoro necessarie per produrlo, l'impatto ambientale della sua fabbricazione, le lotte sindacali ... "Fiat Punto, a partire da ..." : ecco quello che ci interessa; poi parliamo di un prodotto con un amico magari ricordando appena un colore e la "tariffa speciale". "Ti conviene l'abbonamento a tariffa flat, quella da ..." E il resto?
۞ stella di satana

giovedì, dicembre 15, 2005

Pensieri fugaci 07


Foto : strani veicoli presso un'officina di Santa Cruz (California, USA)
© stella di satana, Posted by Picasaa
Torno involontariamente a pensare al mito dell'Età dell'Oro; lo faccio dopo aver letto da qualche parte la necessità di "tornare ad un'epoca passata" incamerato, per certi aspetti, anche nella cultura marxista. Non ricordo quale siano state le circostanze che mi ha fatto associare una riflessione sul marxismo (la necessità di un ritorno ad un'era preindustriale) alla torta della nonna, ma poiché lo considero un divertente quanto interessante spunto di riflessione lo scrivo qui, sperando che anche qualcun altro ripensi alle proprie nonne e rifletta sull'attuale situazione dell'industria alimentare e sul mondo industriale in generale.
Chi non conserva almeno un ricordo "gustativo" della propria infanzia? Tra i miei annovero il profumatissimo té al limone che mi preparava la mia nonna materna a Venezia, togliendo il filtro e le tazze spesse da una credenza di legno (e non di trucilare).
Ma ricordo anche le torte che mia la nonna paterna preparava con entusiasmo e sapienza a Puos d'Alpago (Bl). Erano chiaramente delle torte "popolari", direi quasi con orgoglio (sicuro che ciò irriterà qualche parente) "proletarie". Niente aristocratiche creme sofisticate, né futili decorazioni : la torta "tale e quale", usciva dal forno fumante, tenera ed invitante.
Un paio di giorni fa ricordavo un particolare : nessuno sembra interrogarsi sul segreto del lievito. Una sostanza straordinaria, no? La metti lí e, quasi per magia, l'impasto inizia a lievitare. Ci sono però due categorie principali di agenti lievitanti : quelli di orgine organica (lievito di birra ed altri) e quallo di origine chimica (bicarbonato etc ...). Quest'ultimo lascia sempre, a parere del sottoscritto, uno sgradevole sapore, quasi un retrogusto finale di sapone da lavatrice. Si notava appena nella torta della nonna, ma domina incontrastato certi prodotti di pasticceria industriale.
Allora mi sono accorto che dire nel 2005 "Ah! Non di fanno piú le torte di una volta!" e banalità del genere è quasi un errore storico. Le torte di una volta non le faceva nemmeno mia nonna : questa è la realtà disarmante;anche lei ricorreva all'impiego di prodotti industriali (lievito). Ma (non si cominciano le frasi con "ma") allora di quanto dobbiamo far retrocedere le lancette della nostra macchina del tempo ideale per recuperare la genuinità? È quest'ultima un privilegio dell'era pre-industriale? Siamo capaci di mangiare un frutto che non sia stato alterato geneticamente? I primi coltivatori neolitici, alteravano geneticamente (seppur indirettamente) i prorpi prodotti selezioanndo le sementi delle piante piú redditizie? Avete mai comparato una pannocchia attuale con quelle che (si suppone) coltivavano i primi agricoltori della storia? Fatelo. Io ho visto un'immagine di una moneta da 10 Lire accanto al disegno di una pannocchia neolitica : i due frutti erano della stessa dimensione. Dovrei frugare tra gli scatoloni per ritrovare qul libro, forse un vecchio Sussidiario.
۞ stella di satana

martedì, novembre 29, 2005

Appunti di viaggio 05


Foto : bar caffetteria a Santa Monica, California (USA)
© stella di satana, Posted by Picasa
A volte ci capita di dover comprare dei fiori. Il posto migliore dove poterlo fare a Valencia è la Plaza del Ayuntamiento. Si tratta di un enorme spazio urbano frutto di demolizioni attuate all'inizio del secolo scorso e che oggi pudicamente definiremmo "sconsiderate" dal punto di vista storico. Un errore degli architetti (Ah! Questi incoscienti!), una colpa dei politici dell'epoca. Fatto sta che oggi questa piazza esiste, e pare che sia stata "remodelada" piú volte. Questa è l'impressione che si ha all'osservare disarmati (personalmente non riesco a farlo in altro modo) i chioschi dei fioristi che messi lí in bella mostra da qualche progettista.
Non è mia consuetudine svilire il lavoro altrui, almeno pubblicamente, né ho l'arrogante pretesa di farlo ora. Mi interessa partire dall'organizzazione concettuale prima e fisica poi, per riflettere (criticamente) sul lavoro degli architetti in generale; partendo da un episodio specifico per condurre il discorso verso il generale.
Ieri ho comprato una rosa rossa; l'ho comprata nel chiosco che si trovava in corrispondenza del passaggio pedonale. Il volto della fiorista aveva un'espressione cortese, un fare deciso che dava l'idea di una persona organizzata, pratica ed intelligente : la tipica giovane donna valenciana.
Cosí ho comprato quel fiore lí, in quel chiosco, non senza chiedermi una cosa : come faranno a mettere in atto una concorrenza leale tutti questi piccoli imprenditori nei loro 4 o 5 chioschi marroni tutti uguali?
Il designer dei chioschi sembra aver voluto mantenere la conformazione tradizionale del chiosco (una cabina metallica) optando per la sua riconoscibilità, ma al tempo stesso volendone semplificare la linea. Una scelta coscienziosa, senza dubbio. Le mie perplessità nascono nell'osservare la disposizione statica di quei chioschi, messi in fila, tutti uguali : nonostante tutto, il libero mercato (nella sua accezione positiva) si regge sull'esatta ubicazione del passaggio pedonale, qualche misero addobbo "rubato" alla sobrietà del design dei chioschi ed il volto gentile della fiorista.
Eppur si muove! - come dire - forse funziona, ma - a parere del sottoscritto - ne deriva una misera immagine urbana. Cosí rimpiango - al di là di una qualsiasi velleità antistorica - la vivacità dei centri storici medievali : penso a Ferrara, Mantova, Barcellona ...
E non posso evitare di osservare la stessa attitudine progettuale nel lungomare valenciano : una passeggiata interpretata come un trionfo di dozzinali mattonelle di cemento e chioschi rigidi e quadrati, per carità "ordinati e puliti", ma tremendamente noiosi, la materializzazione della negazione della vita, un aborto costruito.
Forse passeggiando con lo sguardo perso verso l'orizzonte, questo dolore ci si fa meno pesante ... però voglio rivolgere un messaggio ai colleghi (rinnovando quello dei maestri post-moderni italiani) : svegliatevi ed osservate, camminate a piedi nudi per i campi, passeggiate per le città.
Avendo parlato di qualità, non posso esimermi da un discorso sulla quantità, per cui riporto un vecchio articolo di Gianluigi D'Angelo apparso ne Il Riformista del 30 ottobre 2003 con il titolo "L'Italia è il paradiso degli architetti", fortunosamente riprodotto su : http://www.b-e-t-a.net/~channelb/forum/003maledetti/
"Italia paese di poeti, santi, navigatori? niente affatto, l'Italia è il paese degli architetti!
Ebbene sì, almeno secondo le statistiche del sito web Archiueuro del CNAPPC, Consiglio Nazionale
degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori il 29,3% degli architetti in Europa è
italiano. Uno su 3,41 se preferite. Questo dato si traduce nel territorio italiano con una media
di un architetto ogni 548,8 abitanti. Un dato sorprendente se pensiamo per esempio che nel Regno
Unito abbiamo un architetto ogni 7.413 abitanti, in Francia ogni 3165 abitanti e in Olanda ogni
2039 abitanti. Un primato che se letto in un contesto anomalo come quello italiano, costellato da
un popolo sterminato di geometri e dove la stessa professione è svolta da diverse figure
professionali e da albi obsoleti che permettono la professione anche agli ingegneri elettronici
oltre a quelli edili e civili, cambia i toni passando dalla commedia grottesca alla tragedia
greca. Purtroppo la situazione è oltre ogni ammissibile soglia e se consideriamo i dati degli studenti
iscritti alle Facoltà di Architettura europee vediamo che la tendenza continua a crescere infatti
uno studente di architettura su 2,7 in Europa è sempre italiano. Anche facendo riferimento agli
Stati Uniti le cose non cambiano, anzi! Abbiamo 76000 studenti iscritti contro i 45000
d'oltreoceano che si diventano ogni anno oltre 6000 nuovi architetti in Italia e 8356 negli Usa. Le possibilità professionali sono ridottissime, le parcelle sono ridotte perchè devono competere
anche con quelle dei geometri, e la qualità degli edifici è scadente per la poca esperienza
professionale e l'incapacità delle università nel formare completamente una figura professionale
come quella dell'architetto. Da questo presupposto facciamo un salto indietro e ripartiamo dall'inizio, proprio dalle
università, cercando di capire passo dopo passo il futuro di chi vuole diventare architetto. La
prima domanda è: quanto tempo impiega uno studente di Architettura a laurearsi in Italia? La mia ricerca parte dal sito web del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
(MIUR). Consulto e incrocio i dati statistici ufficiali riguardanti tutte le Facoltà di
Architettura Italiane. Fin dai primi dati generici il quadro della situazione risulta abbastanza
chiaro: disastroso! Per quanto riguarda i fuoricorso il 58% di questi si laurea con almeno 4 anni
fuoricorso. Ovvero ci mette minimo 9 anni al conseguimento della Laurea.Ma questo dato generico nasconde al suo interno diverse realtà. Se da un lato abbiamo piccole
realtà come Ascoli dove l'88,2% degli studenti si laureano con al massimo due anni fuoricorso e
nessuno va oltre il terzo, dall'altro abbiamo facoltà come Pescara che detiene il record negativo
con la stessa percentuale dell'88,2% di studenti fuoricorso da almeno 4 anni!!! Segue al secondo
posto la Sapienza di Roma con l'86%. Al terzo posto troviamo la Federico II di Napoli con l'81,6%
e Firenze al quarto con "solo" il 77,3% di fuoricorso da almeno quattro anni.Queste 4 Facoltà insieme costituiscono il 37,6% della popolazione studentesca di Architetti.
Quindi possiamo dedurre che oltre un terzo degli studenti italiani che studiano Architettura
invecchia nelle facoltà fino almeno ai trent'anni. Solo questo sarebbe sufficiente per renderci
conto di quanto sia grave la situazione. Andiamo a vedere ora dettagliatamente Facoltà per Facoltà
i dati complessivi dei fuoricorso e di quelli in corso che ho sintetizzato in questa tabella.Innanzitutto notiamo subito che le uniche Facoltà che funzionano e che hanno una percentuale di
fuoricorso contenuta entro il 30% (che comunque è un range abbastanza generoso) sono quelle che
hanno al massimo 1000 iscritti, quindi le piccole Università e i distaccamenti. Infatti Le
percentuali maggiori di fuoricorso spesso le troviamo nei grandi atenei con eccezioni come il
Politecnico di MIlano, che è la facoltà con la popolazione maggiore di studenti di architettura e
che ha solo il 23,8% di fuoricorso. Eccezione al contrario è ancora Pescara che nonostante risulti
una medio-piccola Facoltà ha la seconda percentuale più alta di fuoricorso con il 63,6 % solo dopo
Napoli con il suo terrificante 76%. Percentuali che crescono ancor di più se prendiamo in esame
solo i dati della vecchia laurea quinquennale: 87,4% di fuoricorso a Napoli e 79,1% a Pescara.In generale comunque a parte questi picchi terrificanti la situazione è preoccupante. Le piccole
facoltà anche tutte insieme non sono rappresentative a livello statistico e tranne Milano e in
parte Venezia e Roma3 il resto degli Atenei ha oltre la metà degli studenti fuoricorso. Con queste
percentuali la Facoltà di Architettura risulta essere nel sistema universitario Italiano uno dei
fanalini di coda in assoluto, con l'età anagrafica dei laureati tra le più alte con oltre la metà
degli studenti che si laurea tra i 30 e i 34 anni!Le università invecchiano e scoppiano di iscritti, solo il politecnico di Milano conta il doppio
di tutti gli studenti di architettura del Regno Unito con oltre 13000 iscritti contro i 7948
studenti di architetura d'oltre manica. Ogni anno ci sono 3000 iscritti in più nonostante le
lauree triennali stiano in parte contenendo questo andamento. Arriviamo allora intorno ai
tren'anni con una laurea in Architettura e visto che lavoro non c'è si fa un master.Si moltiplicano di anno in anno master sempre più costosi che in alcuni casi sono solo il frutto
di un'operazione di marketing che qualche altro architetto ha inventato perchè anche lui non
riuscendo a lavorare come tale cerca di guadagnarsi da vivere nel sistema della formazione
d'eccellenza. Spesso con altrettanti scarsi risultati. Altro fenomeno e quello dei dottorati nelle
università, altro parcheggio in attesa di futuro impiego, dove al posto di ricerche si fanno le
lezioni per il professore di turno che non ha tempo a sufficienza perchè impegnato nel suo studio.
Quindi ricapitolando dopo dieci anni all'Università o si fa qualche master o si fanno i dottorati
e si arriva ai 33-34 anni. Ancora senza guadagnare un euro, anzi continuando ad "investire" su se
stessi. A conti fatti sono usciti dal portafoglio decine e decine di migliaia di euro e ancora non
si vede l'ombra di un quattrino. Le possibilità di lavoro sono scarse per via del soprannumero ed
il sistema legistaltivo con le leggi come la Merloni favorisce i pesci grandi e non da scampo ai
piccoli studi associati. Insomma non c'è nulla da favore.Nel paese degli architetti con la più alta percentuale al mondo di rapporto architetti su abitante
e dove anche un ingegnere elettronico può costruire edifici che altra possibilità c'è? Non
possiamo biasimare troppo quelli che scappano all'estero, quanti sono gli italiani che hanno la
possibilità di arrivare a 34-35 anni senza ancora aver iniziato a lavorare? Il Governo non può
ancora ignorare questa situazione perchè forse è già troppo tardi. Bisogna ripatire dalle
Università e abrogare la Merloni. Non è certo con i condoni che si risolve il problema del lavoro
degli architetti e nemmeno delle finanze delle casse dello stato visto che per portare i servizi
agli edifici condonati costerà molto di più di quello che lo stato avrà incassato".
۞ stella di satana